CEN e CENELEC definiscono il quadro tecnico
Il 1° giugno 2026, il Comitato europeo di normazione (CEN) e il suo omologo per l'elettrotecnica (CENELEC) hanno pubblicato ufficialmente le prime sei norme europee armonizzate per il Passaporto Digitale di Prodotto (DPP). La serie di norme è denominata EN 18216–18223 e definisce la base tecnica sulla quale devono basarsi tutte le implementazioni DPP specifiche per prodotto ai sensi della ESPR-Verordnung (EU) 2024/1781.
La pubblicazione non è un fatto marginale: finora esistevano prescrizioni politiche, ma non uno standard tecnico vincolante che descrivesse come dovessero essere concretamente strutturati lo scambio dei dati, gli identificatori univoci, i vettori dati, l'archiviazione e le API. Questo vuoto è ora colmato, almeno a livello normativo.
Cosa comprendono le sei norme
La serie EN 18216–18223 si articola attorno ai principali livelli tecnici di un sistema DPP:
- Formati e semantica dello scambio dati – quali campi di dati esistono, come vengono denominati e tipizzati.
- Identificatori univoci – requisiti per l'assegnazione e la struttura degli ID prodotto, compatibili con schemi esistenti come il GS1 Digital Link.
- Vettori dati – supporti fisici e digitali (codici QR, RFID, DataMatrix), con requisiti minimi di leggibilità e codifica.
- Archiviazione dei dati – requisiti per architetture di archiviazione decentralizzate e centralizzate, nonché per i diritti di accesso.
- API – interfacce standardizzate per il recupero automatico dei dati del pass da parte di autorità, consumatori e operatori economici.
- Requisiti trasversali – protezione dei dati, sicurezza e interoperabilità tra i sistemi nazionali.
Fraunhofer IPK, che ha partecipato all'elaborazione, ha definito la pubblicazione «una pietra miliare tecnica per l'economia circolare» e ha sottolineato che le norme sono formulate in modo neutrale rispetto al prodotto, applicandosi quindi tanto ai tessili quanto all'elettronica o all'acciaio.
Cosa prescrive davvero il ESPR-Verordnung
La ESPR-Verordnung definisce il DPP come strumento trasversale: i prodotti soggetti a un atto delegato devono recare un vettore dati leggibile da una macchina che rimandi a un gemello digitale univoco. Il regolamento prescrive che il pass contenga «informazioni aggiornate e accurate», ma non indica una frequenza concreta per gli aggiornamenti. Le aziende devono colmare questa lacuna mediante processi di governance interni.
Importante: la serie di norme EN 18216–18223 è armonizzata, vale a dire che la sua applicazione crea una presunzione di conformità ai requisiti tecnici della ESPR. Chi attua integralmente le norme non deve dimostrare separatamente che la propria soluzione soddisfa il testo del regolamento: si tratta di un vantaggio normativo considerevole.
Integrazioni specifiche per prodotto: l'esempio dell'acciaio
Le norme sono volutamente generiche. I requisiti relativi ai dati specifici del prodotto sono disciplinati in atti delegati e specifiche tecniche separati. Il Joint Research Centre (JRC) della Commissione europea ha già presentato una bozza concreta di dati per i prodotti in acciaio. Tra le altre cose, prevede che l'impronta di CO₂ (PCF) specifica del prodotto sia gestita a livello di lotto e calcolata secondo i metodi ISO 14067-kompatiblen.
Questo illustra il modello a livelli dell'ecosistema DPP: le norme EN definiscono il «come» dell'infrastruttura; gli atti delegati e le bozze JRC definiscono il «cosa» dei contenuti, specifico per gruppo di prodotti.
Il passaporto delle batterie come primo banco di prova pratico
Il primo caso applicativo vincolante è già stato fissato: il passaporto digitale delle batterie sarà obbligatorio, ai sensi del regolamento UE sulle batterie (UE) 2023/1542, dal 18 febbraio 2027 per le batterie industriali, le batterie per veicoli elettrici e le batterie di trazione a partire da una capacità di 2 kWh.
Nel suo rapporto di implementazione del regolamento sulle batterie 2026, Minespider ha documentato il punto di vista dell'industria: molti produttori incontrano meno difficoltà nell'attuazione tecnica che nell'acquisizione dei dati lungo la catena di fornitura, in particolare per materie prime come litio, cobalto e nichel, per le quali dati PCF affidabili a livello di lotto sono difficilmente disponibili.
La pubblicazione delle norme EN offre ora ai fornitori di sistemi una base stabile per rendere certificabili le soluzioni per il passaporto delle batterie. Al tempo stesso, la questione dei dati resta il vero problema operativo.
Aumenta la pressione sull'applicazione: procedura d'infrazione contro 20 Stati membri
Parallelamente alla pubblicazione delle norme, la Commissione europea ha avviato procedure d'infrazione contro 20 Stati membri per la carente attuazione della direttiva Empco. Il segnale è chiaro: Bruxelles prende sul serio l'attuazione del quadro di sostenibilità e non esita a procedere verso l'escalation. Per le aziende ciò significa che le autorità nazionali sono sotto pressione per sviluppare capacità di controllo, aumentando la probabilità di un'effettiva vigilanza del mercato.
Implicazioni tecniche per produttori e fornitori di sistemi
Identificatori e vettori dati
Le norme richiedono identificatori univoci dei prodotti, che rimangano stabili per l'intero ciclo di vita. Le strutture GS1, in particolare il GS1 Digital Link, soddisfano già oggi questo requisito e sono citate esplicitamente nella serie di norme come architettura di riferimento. I sistemi che oggi utilizzano codici QR statici privi di una semantica URL strutturata devono migrare.
Driscoll's ha dimostrato al GS1 Connect 2026 come la serializzazione possa scalare nella pratica: l'azienda ha dotato oltre un miliardo di confezioni a conchiglia per frutti di bosco di identità univoche e sta migrando verso codici QR pienamente conformi a GS1 Digital Link. Questo dimostra che la serializzazione su questa scala è realizzabile, ma richiede tempi di preparazione e un'integrazione completa dei sistemi.
Requisiti delle API
La EN 18221 (denominazione provvisoria per la parte API della serie) stabilisce che i dati DPP debbano essere accessibili tramite endpoint REST standardizzati. I requisiti di autenticazione variano a seconda della categoria di dati: i dati di base pubblici (ad es. composizione dei materiali, indice di riparabilità) devono essere accessibili senza barriere; i dati sensibili della catena di fornitura possono essere protetti da un controllo degli accessi basato sui ruoli.
Un esempio minimo di richiesta DPP conforme tramite URL GS1 Digital Link:
GET https://id.example.com/01/04012345678901/21/ABC123
Accept: application/json+dpp
Il resolver restituisce direttamente il record del pass oppure inoltra all'endpoint DPP autorizzato, a seconda del modello di implementazione. (Nota: l'URL segue lo schema GS1 Digital Link e serve qui come esempio di struttura; un endpoint operativo deve essere configurato di conseguenza.)
Conservazione dei dati e responsabilità
Le norme consentono architetture di archiviazione sia centralizzate sia decentralizzate, ma prescrivono che i dati rimangano disponibili per l'intera vita utile del prodotto più almeno dieci anni. Per i produttori ciò comporta requisiti concreti in materia di migrazione dei dati, contratti con i gestori e scenari di insolvenza, questioni spesso trascurate nel dibattito finora.
Inquadramento: cosa realizzano le norme e cosa no
La pubblicazione della EN 18216–18223 rappresenta un progresso sostanziale, ma non la conclusione del percorso. Restano aperti i seguenti punti:
- Atti delegati per la maggior parte dei gruppi di prodotti (tessili, mobili, elettronica, sostanze chimiche) non sono ancora stati definiti in via definitiva.
- Procedure di verifica e certificazione per i sistemi DPP non fanno parte della serie di norme e devono essere definite separatamente.
- Interoperabilità tra i registri nazionali è affrontata a livello normativo, ma resta ancora irrisolta nella pratica.
Le aziende che iniziano ora l'implementazione farebbero bene a considerare la serie di norme una lettura obbligatoria e a progettare la propria architettura di sistema in modo da poter integrare modularmente i requisiti relativi ai dati specifici dei prodotti, non appena entreranno in vigore gli atti delegati. Chi opta per soluzioni proprietarie isolate rischia costose rielaborazioni.
I prossimi dodici mesi mostreranno se la pubblicazione delle norme darà l'impulso auspicato alle implementazioni DPP oppure se la questione dei dati lungo la catena di fornitura continuerà a rappresentare un freno.