Il quadro normativo è definito — ora inizia l’attuazione
Con l’adozione del regolamento ESPR (UE) 2024/1781, il Digital Product Passport (DPP) è diventato diritto vincolante dell’UE. Quello che a lungo è stato considerato un progetto del futuro ha acquisito una qualità decisiva dalla primavera del 2026: ora sono disponibili le norme tecniche su cui si baseranno i regolamenti di attuazione.
All’inizio di giugno 2026, la conferenza DPP4EU a Bruxelles ha presentato il pacchetto normativo elaborato nell’ambito del CEN/CENELEC JTC 24. La serie di norme EN 18216–EN 18223 definisce l’infrastruttura tecnica fondamentale: supporti dati, identificatori univoci, API e il quadro per l’interoperabilità. Parallelamente sono stati presentati ambienti di test open source, con cui è possibile verificare la conformità delle implementazioni. Il Fraunhofer IPK, che ha partecipato allo sviluppo delle norme, ha commentato: «The standards are here — now is the time to bring them to life.»
Questa frase descrive con precisione la situazione. L’architettura normativa è definita; ciò che manca sono regolamenti di attuazione specifici per settore, un funzionamento stabile del registro e una prassi di implementazione capillare nell’industria.
Cosa disciplinano concretamente le norme EN 18216–18223
Identificatori e supporti dati
La serie di norme stabilisce che ogni DPP debba disporre di un identificatore univoco del prodotto, leggibile dalle macchine e risolvibile in modo permanente. La EN 18220 disciplina i supporti dati consentiti — tra cui codici QR, DataMatrix e RAIN-RFID. È fondamentale che la norma sia formulata in modo tecnologicamente neutrale: non prescrive un supporto specifico, ma definisce requisiti minimi di leggibilità e persistenza.
Il GS1 Digital Link in questo contesto non è obbligatorio, ma è di fatto il candidato dominante per la strategia degli identificatori — perché collega l’infrastruttura GTIN esistente alla risoluzione tramite URI web. Il consorzio CIRPASS-2 ha raccomandato esplicitamente, nella sua posizione sul progetto, di includere la norma EN 18219 come riferimento nel regolamento di attuazione, per garantire l’interoperabilità con GS1 Digital Link e altri sistemi di identificazione esistenti.
Architettura del registro: decentralizzata con indice centrale
Un malinteso frequente riguarda il registro UE DPP previsto. Non memorizzerà i dati dei prodotti, ma esclusivamente identificatori univoci e URL di risoluzione — ossia puntatori a dati del passaporto ospitati in modo decentralizzato. La responsabilità della conservazione dei dati rimane al produttore o a un fornitore di servizi incaricato.
CIRPASS-2 critica soprattutto tre aspetti di questo modello: la struttura di governance del registro (chi lo gestisce e a quali condizioni?), la questione della sovranità dei dati nelle catene di fornitura transfrontaliere e l’interoperabilità, ancora irrisolta, con i sistemi nazionali. Questa critica è fondata — alla chiusura redazionale, il regolamento di attuazione relativo al registro è ancora in fase di progetto.
Il progetto JRC sull’acciaio come modello per altri settori
Perché ferro e acciaio sono determinanti
Il Centro comune di ricerca della Commissione europea ha presentato un progetto per il DPP di prodotti semilavorati in ferro e acciaio. Questo progetto è rilevante oltre l’industria siderurgica per diversi motivi: formalizza per la prima volta in modo sistematico la distinzione tra dati a livello di prodotto e dati a livello di lotto — una differenziazione fondamentale per l’architettura dei database e la strategia degli identificatori.
Livello di prodotto e livello di lotto: una scelta strutturale
Il progetto JRC assegna esplicitamente i punti dati a uno dei due livelli:
Livello di lotto (numero di lotto):
- Percentuale di materiale riciclato
- Composizione della lega
- Impronta di carbonio specifica del prodotto (PCF)
Livello di prodotto (numero di serie):
- Dimensioni
- Certificazioni
- Dichiarazioni di conformità
Secondo il progetto, l’impronta di carbonio specifica del prodotto viene determinata sulla base di regole di calcolo compatibili con lo standard ISO 14067. Ciò è significativo in quanto definisce un requisito metodologico minimo — non soltanto un obbligo relativo ai dati.
Il regolamento sulle batterie (UE) 2023/1542 — finora l’unico atto settoriale vincolante con propri obblighi DPP — conosce già implicitamente questa distinzione. Tuttavia, il progetto per il settore siderurgico la formalizza per la prima volta in modo esplicito, e potrebbe fungere da modello per tutti i successivi atti settoriali.
Per le aziende che oggi progettano l’architettura del database dei dati DPP, ciò ha conseguenze immediate: un modello di dati piatto, che gestisca tutti gli attributi a livello di prodotto, non soddisferà i requisiti normativi. Chi utilizza già flussi di lavoro per l’importazione massiva dovrebbe verificare se la struttura di importazione distingue tra dati relativi al lotto e dati relativi al numero di serie.
Sviluppi correlati: microplastiche REACH e codifica RFID
Linee guida ECHA sulle particelle polimeriche sintetiche
Parallelamente agli sviluppi DPP, l’ECHA ha pubblicato a maggio 2026 linee guida sull’obbligo di comunicazione REACH per le microparticelle polimeriche sintetiche. Il primo termine per la comunicazione da parte dei produttori e degli utilizzatori industriali a valle di pellet, scaglie e polveri polimeriche è diventato effettivo nel maggio 2026.
Questo passaggio non è un tema DPP in senso stretto, ma illustra la direzione normativa più ampia: l’UE sta introducendo sistematicamente obblighi di comunicazione per le proprietà delle sostanze, che nel medio termine confluiranno nei requisiti relativi ai dati DPP. Le aziende che oggi raccolgono dati REACH stanno così creando una base per i successivi attributi DPP.
RAIN-RFID e GS1 Digital Link: standard di codifica nella pratica
Sul fronte dell’implementazione, TEKLYNX ha aggiornato il proprio software CODESOFT e ora supporta gli schemi di codifica GS1 «++» (EPC++ e ISO BD). In questo modo è possibile scrivere direttamente gli URL web nella memoria dei tag RAIN-RFID — un requisito che deriva dalla combinazione della EN 18220 e dello standard GS1 Digital Link.
Questo è un esempio concreto di come i requisiti normativi astratti arrivino nei software di produzione. Per le aziende che gestiscono processi di supply chain basati su RFID, ciò significa che la strategia degli identificatori deve iniziare già dalla codifica dei tag, non soltanto dalla configurazione del resolver.
Cosa dovrebbero fare ora le aziende
La situazione normativa può essere suddivisa in tre aree d’intervento:
1. Verificare la conformità alle norme: Le norme EN 18216–18223 sono state pubblicate. Chi oggi realizza sistemi DPP dovrebbe assicurarsi che i supporti dati, gli identificatori e le API scelti siano compatibili con queste norme. Gli ambienti di test open source presentati alla conferenza DPP4EU offrono una prima possibilità di verifica.
2. Strutturare il modello di dati per livelli: Il progetto JRC sull’acciaio mostra la direzione intrapresa. Le aziende dovrebbero strutturare il proprio modello di dati in modo da separare chiaramente i dati di lotto da quelli di prodotto e da renderli indirizzabili separatamente. Ciò riguarda sia la conservazione interna dei dati sia le interfacce API verso il sistema DPP.
3. Seguire lo sviluppo del registro: Il regolamento di attuazione relativo al registro centrale DPP non è ancora definitivo. I punti critici sollevati da CIRPASS-2 — in particolare quelli relativi alla governance e alla sovranità dei dati — sono sostanzialmente fondati e potrebbero ancora influenzare il progetto finale. Le aziende non dovrebbero pianificare il registro come un’infrastruttura già pronta, ma trattarlo come una variabile nella propria architettura di sistema.
Le norme ci sono. I primi progetti specifici per settore sono disponibili. Ora ciò che conta è sviluppare competenze di implementazione — prima che le scadenze dei regolamenti di attuazione impongano il ritmo.