L’estate del 2026 segna una svolta nella regolamentazione europea dei prodotti. Mentre il ESPR-Regolamento (UE) 2024/1781 definisce il quadro per il passaporto digitale di prodotto (DPP), i requisiti specifici per prodotto si concretizzano negli atti delegati e l’industria comincia a rendersi conto di quanto il testo normativo e la realtà dell’implementazione siano distanti.
Cosa prescrive effettivamente il ESPR e cosa lascia aperto
Il ESPR-regolamento quadro è volutamente neutrale dal punto di vista tecnologico su un aspetto decisivo: prescrive che il DPP debba contenere «informazioni aggiornate e accurate», senza specificare la frequenza degli aggiornamenti, accordi sui livelli di servizio o una specifica tecnica per il formato dei dati. Non è una svista, ma una scelta metodologica. La Commissione europea delega le disposizioni di dettaglio ai regolamenti attuativi specifici per gruppo di prodotti.
La bozza di dati del JRC come riferimento
Quanto potranno essere concreti questi atti delegati lo dimostra la bozza di dati del Joint Research Centre (JRC) per i prodotti in acciaio. In essa l’impronta di carbonio specifica del prodotto (PCF) viene esplicitamente gestita a livello di lotto e deve essere calcolata con metodi ISO 14067-kompatiblen). Ciò significa che chi oggi gestisce un sistema ERP privo di granularità per lotto non sarà in grado di garantire la conformità per l’acciaio, indipendentemente da quanto elegante appaia il codice QR sul prodotto.
Questa discrepanza tra regolamento quadro e dettaglio attuativo è l’equivoco centrale in molti progetti DPP: il ESPR in sé non è il problema. Lo sono i regolamenti delegati.
La direttiva EmpCo come regime parallelo
Parallelamente al ESPR, dal 2024 è in vigore la direttiva EmpCo (UE) 2024/825, che vieta le dichiarazioni ambientali fuorvianti nel settore B2C. Chi pubblica dati sulla sostenibilità nel DPP senza dimostrarli con metodi riconosciuti rischia quindi non solo la non conformità normativa ai sensi del ESPR, ma potenzialmente anche violazioni delle norme sulla concorrenza sleale. I due regimi non sono coordinati: si tratta di una zona grigia giuridica che Ecommerce Europe affronta esplicitamente nella sua posizione del giugno 2026. L’associazione chiede una granularità dei dati flessibile e un approccio d’introduzione graduale per evitare oneri duplicati.
Passaporto delle batterie 2027: a che punto è l’implementazione
Il passaporto digitale delle batterie è il regime DPP più concretamente definito: dal 18 febbraio 2027 sarà obbligatorio per le batterie industriali, le batterie per trazione e le batterie per veicoli elettrici. Sembra esserci tempo sufficiente per prepararsi, ma non è così.
Problemi pratici secondo il rapporto di Minespider
Il rapporto sull’implementazione di Minespider del 2026 individua due problemi pratici centrali, che attraversano l’intera catena di fornitura:
- Frammentazione dei dati: i dati sulle materie prime, sulla chimica delle celle e sulle quote di riciclo sono distribuiti tra attori diversi e in formati differenti. Non esiste un’interfaccia standard che colleghi tutti i livelli.
- Aggiornamenti dinamici dei dati: il passaporto delle batterie deve rimanere aggiornato per tutto il ciclo di vita, quindi anche dopo la vendita, il riutilizzo e l’ingresso nel processo di riciclo. Le registrazioni statiche nel database al momento dell’immissione sul mercato non sono sufficienti.
Il 24 giugno 2026 il progetto BatteryPass-Ready ha avviato un ambiente di test accessibile al pubblico, nel quale le aziende possono convalidare le proprie soluzioni DPP rispetto ai requisiti dell’UE. È un passo importante, ma non sostituisce i regolamenti delegati ancora mancanti sui campi dati concreti.
Il Department for Business and Trade britannico sta conducendo parallelamente una consultazione sulle norme dell’UE relative alle batterie: un segnale del fatto che anche le aziende post-Brexit che esportano sul mercato dell’UE devono prendere sul serio i requisiti.
Infrastruttura: dal testo normativo alla linea di produzione
La regolamentazione è una cosa, l’attuazione un’altra. Due sviluppi recenti mostrano come si stia creando l’infrastruttura tecnica per prodotti conformi a DPP.
Serializzazione su scala gigametrica: Driscoll’s
Alla GS1 Connect 2026, Driscoll’s ha presentato insieme ad Antares Vision Group un progetto che dimostra la scalabilità della serializzazione a livello di articolo: oltre un miliardo di confezioni a conchiglia per frutti di bosco ha ricevuto identificativi univoci e sta migrando verso codici QR GS1 Digital Link-konforme) completamente. Il progetto collega direttamente il feedback dei consumatori alla tracciabilità a livello di azienda agricola e dimostra che l’infrastruttura tecnica per applicazioni simili a DPP funziona anche nei segmenti ad alto volume.
Questo è rilevante dal punto di vista normativo: GS1 Digital Link è l’unico meccanismo URI standardizzato a livello internazionale in grado di risolvere l’ID del prodotto, il codice di lotto e la data di scadenza con una singola scansione del codice QR, costituendo così la base per implementazioni DPP conformi.
Infrastruttura di stampa: Polytag e DataLase
Un problema spesso sottovalutato è l’applicazione fisica dei codici QR su substrati di imballaggio difficili. La partnership tra Polytag e DataLase affronta esattamente questo aspetto: grazie alla tecnologia di stampa laser-reattiva, è possibile applicare in modo permanente e altamente preciso codici QR conformi a GS1 su imballaggi che non possono essere stampati in modo affidabile con la stampa inkjet convenzionale, e il tutto alla velocità delle linee di produzione. Per i produttori di alimenti e di beni di largo consumo che, a partire dalla data di obbligatorietà DPP, necessitano di imballaggi serializzati, si tratta di una componente infrastrutturale rilevante.
Approcci basati sulla blockchain
All’estremità inferiore della scala tecnologica si colloca un annuncio di The Hashgraph Group e Merck: hanno introdotto un DPP sulla rete Hedera, che combina i marcatori fisici di sicurezza di Merck con la tracciabilità crittografica. L’approccio punta alla conformità a ESPR ed EUDR. Resta una questione tecnica aperta se le architetture di ledger decentralizzati possano soddisfare i requisiti di disponibilità e aggiornabilità dei dati per l’intero ciclo di vita del prodotto: il regolamento non prescrive alcuna architettura di memorizzazione.
Cosa devono fare concretamente ora le aziende
La situazione normativa può essere suddivisa in tre aree d’intervento:
1. Identificare il gruppo di prodotti e chiarire l’orizzonte temporale Non tutti i prodotti saranno soggetti contemporaneamente agli obblighi DPP. Le batterie da febbraio 2027, mentre tessili ed elettronica seguiranno in fasi successive. Chi lavora già oggi sulla bozza di dati del JRC per il proprio gruppo di prodotti può colmare tempestivamente le lacune informative.
2. Preparare l’architettura dei dati a livello di lotto e numero di serie L’errore di molti primi progetti pilota DPP è modellare il passaporto a livello di prodotto, anziché a livello di istanza. Per il passaporto delle batterie è insufficiente. Lo è anche per l’acciaio. La domanda non è «Quali campi mi servono?», ma «A quale livello di granularità devo gestire ciascun campo?»
3. Standardizzare l’infrastruttura dei carrier GS1 Digital Link è lo standard di fatto per i codici QR conformi a DPP. Chi gestisce ancora sistemi proprietari di codici QR privi di un’architettura strutturata di resolver sta accumulando debito tecnico. La migrazione, come dimostra il caso di Driscoll’s, è possibile ma impegnativa. Strumenti come il Bulk-Import in qr3.app possono accelerare la transizione per portafogli di prodotti di medie dimensioni.
Questioni aperte e prospettive
EuroCommerce ha annunciato per il 19 giugno 2026 un webinar dedicato alla logica commerciale alla base del DPP, in particolare alla tensione tra requisiti di trasparenza e protezione dei dati. È un aspetto sintomatico della situazione attuale: il regolamento è stato adottato, i dettagli dell’implementazione sono in corso di definizione e l’industria è ancora alla ricerca del modello economico capace di coniugare conformità e valore aggiunto.
Una cosa è certa: il DPP arriverà, sarà definito in base ai gruppi di prodotti e richiederà una gestione dinamica dei dati. Chi lo considera un semplice progetto di conformità sottovaluterà i costi dell’infrastruttura. Chi lo interpreta come una strategia dei dati avrà l’opportunità di costruire tracciabilità e comunicazione con i clienti su una base tecnica comune.