EN 18216–18223: CEN e CENELEC pubblicano le prime norme DPP

CEN e CENELEC hanno pubblicato le prime norme europee armonizzate per il Digital Product Passport. Cosa prescrivono concretamente le norme da EN 18216 a EN 18223.

di QR3 Redaktion

EN 18216–18223: CEN e CENELEC pubblicano le prime norme DPP

Il 30 maggio 2025 CEN e CENELEC hanno pubblicato le prime norme europee armonizzate per il Digital Product Passport (DPP). La serie di norme da EN 18216 a EN 18223 definisce l’infrastruttura tecnica di base, i vettori dati, gli identificatori univoci e le API su cui si basa il DPP nel quadro del ESPR-regolamento (UE) 2024/1781. In questo modo trova risposta una delle principali questioni rimaste aperte negli ultimi due anni: come si concretizza tecnicamente il DPP?

Cosa comprende la serie di norme

Le otto norme si articolano tematicamente in quattro aree: architettura di base, vettori dati e codifica, identificatori univoci dei prodotti e specifiche API. Ogni norma riguarda uno specifico livello del sistema DPP: insieme, formano una base tecnica coerente.

EN 18216 ed EN 18217: architettura di sistema e livelli dei dati

La EN 18216 definisce l’architettura generale del sistema. Centrale è la distinzione tra due livelli di granularità dei dati, già prevista nella bozza JRC sull’acciaio: livello del lotto (Lot) e livello del singolo prodotto (Item). Questa separazione non è banale dal punto di vista tecnico: un’impronta di CO₂ (PCF) viene generalmente calcolata a livello di lotto e deve essere indicata secondo metodi compatibili con la norma ISO 14067, mentre il numero di serie, i dati sulle condizioni o lo storico delle riparazioni vengono gestiti a livello del singolo prodotto.

La EN 18217 specifica i livelli dei dati e stabilisce quali informazioni possano essere memorizzate staticamente nel passaporto e quali debbano essere mantenute aggiornate dinamicamente. La ESPR stessa richiede che il DPP contenga «informazioni aggiornate e accurate»: la EN 18217 rende operativa questa richiesta a livello normativo.

EN 18218 ed EN 18219: identificatori univoci e resolver

La EN 18219 è probabilmente la norma più discussa della serie. Definisce lo schema per l’Unique Product Identifier (UPI) e descrive come questo venga risolto, cioè come da un identificatore si arrivi all’URL del record dati del passaporto. Nel suo parere sulla bozza del registro, il consorzio CIRPASS-2 ha raccomandato esplicitamente di inserire la EN 18219 come riferimento vincolante nel regolamento di esecuzione, per garantire l’interoperabilità con il GS1 Digital Link.

Il principio del resolver segue la logica già nota dal Web: un sistema di registro centrale memorizza esclusivamente l’identificatore univoco, l’endpoint del resolver e il codice doganale, non i dati effettivi del passaporto. Questa gestione decentralizzata dei dati è prevista esplicitamente in questo modo nella bozza del regolamento di esecuzione relativo al registro DPP ed è ora sostenuta normativamente dalla EN 18219.

La EN 18218 completa il quadro con i requisiti relativi alla struttura dell’identificatore stesso: spazio dei nomi, versionamento e unicità lungo l’intero ciclo di vita del prodotto.

EN 18220–EN 18222: vettori dati e codifica

Queste tre norme disciplinano il modo in cui l’UPI viene applicato fisicamente al prodotto. La EN 18220 riguarda i codici QR e la codifica conforme a GS1 Digital Link; la EN 18221 tratta l’RFID, in particolare il RAIN RFID; la EN 18222 copre altri vettori dati, come DataMatrix e NFC.

È degna di nota la stretta integrazione con gli standard GS1 esistenti. La EN 18220 prescrive che i codici QR sul prodotto siano codificati in conformità a GS1 Digital Link, un requisito che i fornitori di software hanno già anticipato. TEKLYNX, ad esempio, ha aggiornato il proprio software CODESOFT, che ora supporta gli schemi di codifica GS1 «++», con cui gli URL Web possono essere scritti direttamente nella memoria dei tag RAIN RFID.

Per i produttori questo significa concretamente che un codice QR sul prodotto non deve essere soltanto leggibile dalle macchine, ma deve seguire una struttura URL definita, interpretabile sia dai consumatori sia dai sistemi automatizzati (dogane, impianti di riciclaggio, autorità di vigilanza del mercato).

EN 18223: specifiche API

La EN 18223 completa la serie di norme con una specifica API. Definisce come i sistemi esterni — rivenditori, riciclatori, autorità e altri produttori — possano accedere ai dati DPP e quali meccanismi di autenticazione debbano essere utilizzati. Particolarmente rilevante è la distinzione tra punti dati accessibili pubblicamente (ad es. informazioni sul riciclaggio) e punti dati soggetti a restrizioni di accesso (ad es. istruzioni di riparazione per officine certificate).

Significato pratico

Tempistiche e vincolatività

La pubblicazione delle norme è una pietra miliare, ma non sostituisce i regolamenti di esecuzione specifici per settore che la Commissione europea deve emanare per i singoli gruppi di prodotti. Per le batterie è già in vigore il regolamento sulle batterie (UE) 2023/1542, che stabilisce implicitamente requisiti architetturali analoghi, come l’obbligo di mantenere aggiornati i dati sulla capacità, difficilmente attuabile senza un’architettura chiara del resolver.

Per altri gruppi di prodotti — tessili, elettronica, acciaio e mobili — gli studi preliminari del JRC sono ancora in corso. La serie EN 18200 fornisce ora la base tecnica su cui potranno poggiare questi requisiti specifici per settore.

Cosa dovrebbero fare ora i produttori

La pubblicazione delle norme offre per la prima volta a produttori e integratori di sistemi un riferimento tecnico stabile. In concreto, ciò significa:

  • Definire una strategia per gli identificatori: chi utilizza già GTIN e GS1 Digital Link è ben posizionato. Chi utilizza identificatori proprietari dovrebbe verificare se sia opportuna una migrazione verso strutture conformi alla EN 18218.
  • Creare un’infrastruttura di resolver: la gestione decentralizzata dei dati richiede un endpoint di resolver interno o affidato a terzi. Questo deve essere disponibile in modo permanente e fornire i formati di risposta definiti nella EN 18219.
  • Scegliere il vettore dati: non tutti i prodotti necessitano dell’RFID. Le EN 18220–EN 18222 definiscono il quadro; i regolamenti di esecuzione specifici per settore preciseranno quale vettore dati sarà obbligatorio per ciascun gruppo di prodotti.
  • Sviluppare un modello di accesso alle API: la EN 18223 stabilisce quali dati debbano essere accessibili pubblicamente. Le aziende dovrebbero chiarire tempestivamente quali punti dati intendono rendere pubblici e quali devono proteggere.

L’interoperabilità come obiettivo centrale

Un filo conduttore di tutte e otto le norme è l’obiettivo dell’interoperabilità. Il DPP non deve diventare un sistema proprietario a silos, ma funzionare come un sistema informativo aperto e compatibile in tutta l’UE. Per questo lo stretto allineamento agli standard GS1 esistenti non è casuale: GS1 Digital Link è già affermato in oltre 50 Paesi e offre un’infrastruttura di resolver collaudata.

In questo contesto, CIRPASS-2 ha giustamente sottolineato che l’interoperabilità sarà garantita solo se la EN 18219 verrà inserita nei regolamenti di esecuzione non soltanto come riferimento tecnico, ma come requisito vincolante. Resta da vedere se la Commissione seguirà questa posizione.

Questioni aperte

La pubblicazione della serie EN 18200 non ha risposto a tutte le domande. Restano aperti tre punti:

Stato di armonizzazione: affinché le norme producano pienamente gli effetti giuridici delle norme armonizzate, devono essere citate nella Gazzetta ufficiale dell’UE. Questo passaggio non è ancora avvenuto.

Specificazione settoriale: le norme definiscono l’infrastruttura, non i contenuti. I regolamenti di esecuzione ancora mancanti stabiliranno quali punti dati saranno obbligatori per tessili, elettronica o acciaio.

Periodi transitori: il ESPR prevede tempistiche di introduzione scaglionate. I produttori dovrebbero seguire attentamente l’evoluzione dei regolamenti specifici per settore, così da poter pianificare realisticamente i periodi transitori.

La serie di norme da EN 18216 a EN 18223 rappresenta un passo importante verso un ecosistema funzionante del Digital Product Passport nell’UE. Crea la base tecnica su cui possono costruire produttori, fornitori di software e autorità e conferisce al concetto di DPP, finora spesso rimasto astratto, una forma concreta e implementabile.